In spiaggia di ombrelloni non ce ne sono più è il solito rituale ma ora manchi tu
Ricordate ? “L’estate sta finendo” dei Righeira, spensieratezza e voglia di vivere, ma noi della TorloVini vogliamo continuare ad esser felici ed ottimisti anche dopo le meritate vacanze, ed allora ritroviamoci tutti sabato 4, alle ore 18 presso la nostra Cantina Metropolitana per un aperitivo di bentornati dalle vacanze
Vi aspettiamo tutti
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Il vino italiano ha retto alla prova della 'grande crisi' del 2009? Se la crisi non accenna a diminuire, e il 2010 si annuncia addirittura peggiore del 2009, la preoccupazione tra i produttori è quanto mai palpabile. Bastava girare per gli stand di Vinitaly e sentire gli umori, e si sentono storie che poco hanno a che fare con l'ottimismo. Si pensi al prezzo delle uve, in forte di diminuzione un po' dappertutto a parte qualche eccezione. E ad aziende dal gran nome che decidono di uscire sul mercato con vini a bassa fascia di prezzo per cercare di far fuori le eccedenze: alcune hanno ridotto il costo del lavoro in vigna. Oppure basta chiedere a qualche esponente di banche importanti che ammettono che lo stato di sofferenza dei rientri dei prestiti concessi per investimento negli anni scorsi oggi tornano con fatica, il che vuol dire che oggi sono le banche i maggiori produttori di vino italiano.
E ancora aziende che pur di vendere ritoccano i listini verso il basso con sconti anche del 50% (Brunello) o che addirittura pur di vendere il Barolo regalano il loro Dolcetto, mettendo in crisi i produttori di questo vino. Senza contare l'alto numero di aziende in vendita, nate sulla spinta dell'euforia dello scorso decennio e che oggi non sono in grado di affrontare una realtà totalmente diversa. Insomma, di tutto di più, ma tutto questo è figlio di problemi antichi che il mondo del vino non ha mai teso ad affrontare con la dovuta consapevolezza; una realtà, quella italiana, fatta di piccole aziende che non riescono a reggere il mercato globale, con un aumento sconsiderato della produzione, una scarsa cultura manageriale, ricarichi eccessivi lungo tutta la filiera e nella ristorazione.
Reggono meglio le realtà grandi, grazie a una ulteriore crescita delle esportazioni e a uno slancio negli investimenti che ha coinvolto l'acquisizione di terreni, l'ammodernamento tecnologico e immobiliare delle cantine e, soprattutto, le reti commerciali in Italia e all'estero. Stando al risultato di una ricerca di mercato realizzata, per conto di Vinitaly, da Axiter-Confcommercio assieme all'istituto Unicab: un'indagine congiunturale che ha coinvolto un panel di oltre 360 cantine italiane, le maggiori e le più significative. Nonostante un clima generale improntato al pessimismo, all'interno dei propri cancelli le grandi cantine italiane hanno mostrato una capacità di tenuta e la voglia di sfruttare il momento per 'mettere ordine' al proprio interno, investendo sulle reti commerciali, sull'acquisizione di nuovi terreni approfittando di una drastica riduzione del loro valore e sull'ammodernamento tecnologico.
Chi va bene ha goduto nel 2009 anche di un ridotto, o nullo, incremento nei costi. Chi va male, e sono la maggioranza, registra gravi scompensi su tutta la linea: ha visto ridursi le quote di mercato in Italia, è cresciuto molto poco all'estero, non ha 'convinto' l'horeca ed è stato penalizzato da un incremento dei costi significativo. E questa forbice, molto netta, sembra essere una delle caratteristiche salienti del 2009 che, evidentemente, ha fatto in qualche modo 'selezione' fra le cantine.
Una parte del mondo del vino italiano, ad ogni modo, continuerà anche quest'anno nella fase di investimento. Chiede però degli interventi precisi per continuare a restare competitivo: aiuti a chi esporta e sgravi fiscali per chi ancora investe; un sostegno marcato al 'turismo del vino' che porta business direttamente in cantina.
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